Golden Boy: i fumetti quali strumento per una formazione etica e democratica dell’adolescente e dell’adulto

Golden Boy è un manga scritto e illustrato da Tatsuya Egawa anche adattato come anime.

TRAMA

La storia parla di Kintaro Oe, un ragazzo di 25 anni che ha lasciato la facoltà di legge dell’Università di Tokyo prematuramente per imparare a vivere veramente facendo esperienza nei più disparati campi.
Ha deciso così di viaggiare per il suo Paese, facendo svariati lavori per mantenersi e poter così imparare ogni giorno cose nuove dalla vita grazie alla sua agenda, sulla quale prende continuamente appunti, diventando quello che in gergo si chiama freeter[1].

SPUNTI DI RIFLESSIONE

Fin da subito si evidenzia l’aspra critica da parte dell’autore alle istituzioni, che secondo lui al posto di incrementare la conoscenza, rendono semplicemente più sopiti i sensi dei giovani.

I personaggi sono psicologicamente caratterizzati in maniera eccellente e vengono inseriti in una società, che se in apparenza risulta normale e tranquilla, è perversa e corrotta: una società che si erge come modello, ma dove la funzione formatrice è distorta; sfruttando tale pretesto l’autore dà sfogo a numerose critiche sviluppate in maniera ricca e con dei concetti che si rifanno in molti punti a opere filosofiche anticapitaliste e saggi di carattere politico, economico e ambientale.

Kintaro rappresenta colui che riesce a disilludere, a rompere le barriere e i freni imposti dalla collettività estraendo l’istinto naturale, tanto è vero che chi riesce a cambiare non si limita più ad esser una semplice presenza, ma tramite l’esperienza è in grado di rifiutare gli schemi e i modelli imposti.

Come punto utopico nel contesto distopico[2], egli si dimostra l’anticonformista per definizione, vivendo come emarginato ma dimostrando la sua nobiltà d’animo, riuscendo a portare alla cessazione di ogni alienazione.

Al termine di “missione” compiuta da Kintaro, lo si vede allontanarsi sulla sua fida bicicletta mentre pronuncia “Imparo, imparo, imparo!” come fosse il suo mantra[3] di vita.

NOTE

[1] Freeter è un neologismo composto dalla parola inglese free (libero) e da quella tedesca Arbeiter (lavoratore). Descrive la condizione dei giovani giapponesi, di età compresa fra i 15 ed i 34 anni, che terminati gli studi cercano lavori precari e brevi per mantenersi senza perdere la propria libertà. Sono in contrasto con la radicata idea giapponese sul lavoro, spesso sono senza dimora fissa ma riescono ad organizzarsi tra loro ed organizzare dei cortei per far conoscere e portare avanti le loro richieste.
[2] per distopia (o antiutopia, utopia negativa o cacotopia) s’intende una società indesiderabile sotto tutti i punti di vista.
[3] La parola mantra è ormai entrata nel linguaggio comune ed è una formula sacra di origine sanscrita, che viene ripetuta come una sorta di preghiera per avere effetto subliminale a livello profondo.

BIBLIOGRAFIA

  • ゴールデンボーイ Gōruden Bōi, Golden Boy – Tatsuya Egawa – Shueisha, 1995

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