Ikigami: i fumetti quali strumento per una formazione etica e democratica dell’adolescente e dell’adulto

Ikigami, il cui significato letterale è annuncio di morte, è un manga scritto da Motorō Mase.

TRAMA

In una società senza guerra, lo Stato condanna casualmente 1 cittadino su 1000 alla morte fra i 18 e i 24 anni. Il fine dichiarato è l’aumento della “produttività sociale” spingendo i giovani a vivere appieno, e la Legge sulla Prosperità Nazionale pretende di realizzarlo attraverso l’inoculazione di letali nanocapsule, somministrate a campione a ciascun cittadino al primo anno delle elementari, che esploderanno in una data predeterminata nella fascia d’età suddetta. Alla famiglia del condannato, considerato alla stregua di un eroe, lo Stato riconosce una pensione di prosperità nazionale, salvo il caso in cui il giovane si dimostri indegno commettendo reati nelle 24 ore prima della morte.

Il trait d’union dell’opera è Kengo Fujimoto, che superata l’età di 24 anni inizia la sua carriera come impiegato all’anagrafe con il compito di notificare gli avvisi di decesso (ikigami [1]) agli ignari cittadini predestinati solo 24 ore prima della morte programmato. La consegna degli avvisi scatena nelle vittime predestinate reazioni diverse unite dalla disperazione, e nella storia vediamo come alcuni ragazzi trascorrono il loro ultimo giorno di vita.

SPUNTI DI RIFLESSIONE

In questa serie vengono scandagliate in profondità le emozioni collegate alla vita e soprattutto alla morte: la disperata e comprensibile rabbia di chi, non avendo più nulla da perdere, vuole solo rifarsi sui teppisti che anni prima lo hanno seviziato, o il profondo senso di liberazione di chi accoglie l’ikigami come un premio o chi, nelle sue ultime ore prova con un urlo straziato a gridare al Paese quel che pensa della Legge sulla Prosperità Nazionale.

È interessante notare che sono previste pene severissime, fino alla morte, per chi si oppone a qualunque titolo alla Legge, ma per il resto il paese sembra essere una democrazia, con libere elezioni. Una democrazia però ricorda fin troppo da vicino l’incarnazione del Leviatano di Hobbes [2]: una democrazia fondata sulla paura è ancora una democrazia o è solo un guscio vuoto?

Quando poi nel corso della vicenda lo Stato entra in guerra promettendo ai volontari un vaccino anti-nanocapsule per sé o per un familiare, ognuno, in cuor suo, pensa che sia preferibile rischiare la vita in guerra, e giocarsela con le proprie forze, piuttosto che sottostare alla casualità incontestabilmente omicida della Legge. La sollevazione comune si disperde in mille questioni personali, la lotta politica lascia il posto all’individualismo pre-politico, la rivendicazione collettiva diventa una contrattazione privata.

Lo Stato quindi fa perno su un sistema sociale che spinge i cittadini a smarrire la coscienza civica, a confrontarsi singolarmente con lo Stato anziché essere lo Stato, e a ritenere preferibile la guerra alla pace (ovvero alla Legge). Si tratta ovviamente di una falsa alternativa: la pace non c’entra nulla con la Legge, che è pura propaganda di guerra. Legge e guerra sono alla fine la stessa opzione.

La questione posta da Motorō Mase suona ancor più inquietante oggi, nel momento in cui sempre più italiani cercano all’estero ciò che non possono trovare in patria, con una mediocre classe di dirigenti cooptati [3], un ceto politico che sembra avere come unico ideale la propria conservazione, e una legge elettorale addirittura incostituzionale.

L’autore ha più volte dichiarato che l’ispirazione gli è venuta guardando in tv la diretta degli attentati alle Torri Gemelle e, in seguito, le foto di quell’orrore. Mentre le osservava, si rendeva conto della mitridatizzazione [4] causata dalla ripetizione ossessiva delle immagini: dopo un po’ non gli trasmettevano che pochissime emozioni, quasi fossero una finzione televisiva. La creazione di Ikigami è stata la conseguenza dell’aver compreso la pericolosità di una tale mancanza di empatia.

NOTE:

[1] Va rilevata l’assonanza con l’akagami (letteralmente: “carta rossa”) ovvero l’ordine di richiamo nell’esercito Imperiale giapponese durante la Seconda Guerra Mondiale, che significava una morte quasi certa.
[2] Il Leviatano (Leviathan or The Matter, Forme and Power of a Common Wealth Ecclesiastical and Civil) è probabilmente il libro più conosciuto di Thomas Hobbes, pubblicato nel 1651. Il titolo è ripreso dalla figura biblica del Leviatano. Il libro tratta il problema della legittimità e della forma dello Stato, rappresentato sulla copertina della prima edizione del testo come un gigante costituito da tanti singoli individui; il gigante regge in una mano una spada, simbolo del potere temporale, e nell’altra il pastorale, simbolo del potere religioso, a indicare che, secondo Hobbes, i due poteri non vanno separati. Per liberarsi dalla condizione primitiva in cui tutti competono con tutti, la moltitudine deve costituire una società efficiente, che garantisca la sicurezza degli individui, condizione primaria per il perseguimento dei desideri. A questo scopo tutti gli individui rinunciano ai propri diritti naturali, stringendo tra loro un patto con cui li trasferiscono a una singola persona, che può essere o un monarca, oppure un’assemblea di uomini, che si assume il compito di garantire la pace entro la società.
[3] La cooptazione è un metodo per la scelta dei nuovi membri di un organo collegiale, consistente nella loro elezione da parte dell’organo stesso.
[4] Processo o stato di relativa refrattarietà, progressivamente acquisita, verso una determinata sostanza tossica o medicamentosa o verso una situazione.

BIBLIOGRAFIA

  • イキガミ Ikigami – Motorō Mase – Shogakukan, 2005
  • Il privato è politico? “Ikigami” di Motoro Mase di Matteo Tonon – Fumettologica, 2013

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