Black Jack: i fumetti quali strumento per una formazione etica e democratica dell’adolescente e dell’adulto

Black Jack è un manga scritto e disegnato da Osamu Tezuka, il “dio dei manga”[1], pubblicato per la prima volta nel 1973.

TRAMA

Il fumetto racconta le avventure di un chirurgo geniale ma privo di licenza, soprannominato “Black Jack”. Il nome Black Jack è un richiamo alla bandiera pirata con il teschio, chiamata appunto Black Jack. Il protagonista infatti è simile ad un pirata: taglia con il bisturi e arraffa i soldi (che in realtà raccoglie per scopi benefici). Quello che rende Black Jack un chirurgo ricercato è la sua abilità straordinaria che gli permette di curare malattie considerate incurabili da tutti gli altri medici.

Il suo aspetto è volutamente inquietante: vestito perennemente di nero (tranne quando indossa il camice bianco per operare); a causa di  un terribile incidente avvenuto nell’infanzia ha il volto ed il corpo sfigurati dalle cicatrici e la pelle di due colori, dovuta agli innesti di tessuto donati da un bambino di colore.

SPUNTI DI RIFLESSIONE

Osamu Tezuka da sempre usa le sue storie per trasmettere importanti messaggi sociali: in Black Jack tocca temi molto forti, quali l’etica della professione medica, l’eutanasia, l’accanimento terapeutico, ma anche l’avidità, il razzismo, la perfidia dell’essere umano, l’egoismo, il narcisismo estremo, l’ecologia e l’inquinamento.

Il viso protagonista è sia bianco che nero, ed anche la storia sembra adattarsi a questa regola: Black Jack viene spesso raffigurato come cinico, avido e spietato – “nero” -, ma la maggior parte delle volte queste sue caratteristiche servono a far risaltare la società che lo circonda, dove, nonostante tutto, egli risalta come “bianco” su un “nero” ancora più cupo.

NOTE:

[1] Osamu Tezuka (N.1928 – M. 1989) è stato un fumettista, animatore, regista di anime giapponese. La sua prolificità e le sue tecniche e generi pionieristici gli sono valsi i soprannomi di “padre dei manga” o addirittura “dio dei manga”. Uno dei tratti distintivi dell’animazione giapponese, gli “occhioni”, furono inventati da Tezuka, che si basò su cartoni animati dell’epoca come Betty Boop di Max Fleischer e Mickey Mouse (Topolino) di Walt Disney. Per avere un’idea della sua produttività, si pensi che la sua produzione completa è stimata comprendere oltre 700 storie e un totale di circa 170.000 tavole.

BIBLIOGRAFIA:

  • ブラック・ジャックBurakku Jakku, Black JackOsamu Tezuka – Akita Shoten, 1973

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