Death Note: i fumetti quali strumento per una formazione etica e democratica dell’adolescente e dell’adulto

«L’umano il cui nome verrà scritto su questo quaderno morirà» (Prima regola del Death Note)

Death Note è un manga ideato e scritto da Tsugumi Ōba e disegnato da Takeshi Obata da cui sono tratti un anime, due romanzi e due film dal vivo.

TRAMA

La storia si incentra su Light Yagami, uno studente modello delle scuole superiori, annoiato dal suo stile di vita e stanco di essere circondato da una società pervasa da crimini e corruzione. La sua vita prende una svolta decisiva quando un giorno trova per terra un misterioso quaderno nero, dall’aspetto comune, con scritto in copertina “Death Note”, gettato sulla Terra dallo shinigami[1] Ryuk. Le istruzioni riportate sul Death Note asseriscono che qualsiasi persona il cui nome venga scritto sul quaderno mentre ci si raffigura il suo volto morirà. Una volta che il nome è stato scritto, la persona muore entro 40 secondi di arresto cardiaco, a meno che non venga specificata una causa di morte diversa. Attraverso l’utilizzo dei Death Note si possono specificare anche altri dettagli connessi alla morte della vittima, come data e ora, o obbligare il soggetto condannato a compiere delle azioni contro la sua volontà, prima del decesso.

Light intende usare il Death Note per eliminare tutti i criminali, purificando il mondo dal male e diventando il “Dio del nuovo mondo”. Il crescente numero di morti inspiegabili cattura però l’attenzione degli agenti dell’Interpol e di un famoso detective privato conosciuto come Elle. Egli scopre rapidamente che il serial killer — soprannominato dalla gente “Kira”, dalla pronuncia giapponese della parola inglese killer — risiede in Giappone, e che può uccidere le persone a distanza. Light cerca quindi di crearsi un alibi entrando a far parte della squadra investigativa al fianco di Elle, mentre continua una guerra a distanza fatta di intelletto e psicologia tra Elle e Kira.

SPUNTI DI RIFLESSIONE

Il personaggio di Light, pur essendo il protagonista, non possiede i tratti distintivi dell’eroe e anzi è un vero e proprio killer seriale, con cui è difficile simpatizzare, ma questo lo rende al tempo stesso più umano e credibile.

La serie offre uno spunto molto forte nel meditare sull'”enigma morale” di che cosa si farebbe se ci si dovesse trovare nella stessa situazione del protagonista. La questione morale di fondo ricorda il famoso quesito “Cosa farebbe, se avesse l’opportunità di tornare indietro nel tempo e uccidere Hitler?”[2]

Death Note è stato definito anche come di “una delle partite di tennis più lunghe e meglio giocate nella storia degli anime”[3], alludendo allo psicologico scontro tra Kira e Elle, aggiungendo che uno degli elementi di maggior fascino è che la storia non ha un cattivo per antonomasia, ma presenta due punti di vista che si identificano entrambi nel concetto di giustizia.

NOTE:

[1] Uno shinigami (letteralmente “Dio della morte”) è la personificazione della morte nella mitologia giapponese, l’equivalente del “mietitore di anime” occidentale.
[2] Citazione dal film La Zona Morta (The Dead Zone), di David Cronenberg, 1983, tratto dall’omonimo romanzo di Stephen King del 1979
[3] Briana Lawrence, Death Note GN 12, Anime News Network, 5 agosto 2007

BIBLIOGRAFIA

  • デスノート Desu Nōto, Death Note – Tsugumi Ōba e Takeshi Obata – Shueisha, 2003

TORNA ALL’INTRODUZIONE

Lascia un commento